Domenico Piraina
Accade
Accade in Calabria. A Belmonte Calabro, paesaggi di bellezza struggente, una sera d’estate. I vicoli in festa, colori, fiabe per adulti e bambini. Ad un tratto, un antro. Vi entro e scopro Gianluca De Grazia e le sue opere. Atmosfera bohemienne, respiro il calore dolce dell’accoglienza, del sorriso, della speranza e del futuro. Tutto è sereno. Capisco che questi sentimenti mi sono ispirati dalle opere che guardo: gli arlecchini, i pulcinella, le favole di re e regine, ragazze e uomini sognanti, figure umane che mi ricordano a volte Haring, a volte Magritte, a volte Picasso. Denominatore comune: il sogno, la fantasia, la bellezza inseguita e afferrata in un attimo.
La curiosità è troppo forte: indago, chiedo, lo sguardo si fa più acuto e capisco che nella pittura di De Grazia vi è la ricerca della vita autentica, semplice, onesta, depurata da inutili sovrastrutture perché la vita che tutti pensiamo dannatamente complessa e complicata, in realtà è proprio semplice: basta squarciare il velo di Maya e sforzarsi di uscire dalla caverna platonica ed essa ci appare in tutta la sua meravigliosa bellezza, la gioia di vivere.
Nonostante il personaggio appaia teatrale, surreale e pure divertente sottintende, tuttavia, una velata frustrazione ma, dalla tensione all’infinito delle fasce che gli coprono il volto, s’intravede una possibile svolta verso scenari rivoluzionari. Altro tema importante si evince dal dipinto “Il re e la regina” dove il primo piano della figura femminile, rispetto a quella maschile, pone l’accento sulla parità di genere. Alcune opere mettono in luce, con l’intento di sensibilizzare le nuove generazioni, l’inestimabile valore della vita, oggi altamente screditato, visto l’alto tasso di omicidi tra i minori.
E’ proprio vero che la realtà non è come appare ai nostri deboli e inadeguati occhi. Ognuno ha la sua realtà nella sua testa perché non siamo soltanto osservatori del mondo ma contribuiamo a crearlo. Nella pittura pop di De Grazia non c’è superficialità ma una profonda leggerezza perché solo chi non ha pesi sul cuore riesce a volare e, guardando la vita dalla giusta altezza, comprendere i problemi esistenziali e sociali di questo tempo che ci è dato da vivere; ed egli coglie la verità attraverso l’ironia, anche con un disincanto che si tiene ben lontano dal cinismo o dal sarcasmo, così, semplicemente come un uomo che guarda le stelle e gli è sufficiente quello spettacolo per essere in pace con sé stesso.
